Risposte alle domande dei lettori di VareseNews

di Ennio Melandri


In occasione della tavola rotonda dei candidati sindaco indetta da Varese New, il direttore ci ha consegnato una serie di domande dei lettori. Rispondo a quelle richiedevano una precisazione o a me personalmente o a tutti i candidati

Gaetano Nino Cattaneo
Su referendum comunale

Anni fa furono raccolte diverse migliaia di firme per un referendum relativo all’ormai ventennale problema delle aree della 336. La maggioranza di allora (sindaco era Greco, allora FI) non lo consentì perché il referendum era sì previsto dallo statuto ma mancava un regolamento attuativo, regolamento che si guardò bene di approntare. Un po’ come oggi sul tema del nucleare, ogni espediente è buono per evitare di consultare i cittadini, ovviamente qualora si pensa di non trovarli concordi: viceversa, se i sondaggi sono favorevoli, i cittadini diventano le legittimazione sociale di un potere sempre più autoritario.
Sono d’accordo sulla necessità di rivitalizzare l’istituto del referendum comunale, circoscrivendo l’ambito ai grandi temi su cui si gioca il futuro della città, futuro territoriale ma anche storico-culturale-identitario.

Clarissa Arlow
Interventi contro la crisi
Molte famiglie convivono con i licenziamenti, con l’ aumento vertiginoso della cassa integrazione e della mobilità, con l’ endemicità del precariato, in breve con la crescita della povertà. Sono disagi che non sempre si manifestano alla luce del sole, all’interno di questo modello di società che mortifica la solidarietà e invoca solo la sicurezza, perché si prova riserbo a rendere pubbliche le proprie difficoltà e a chiedere aiuto. Nel mio programma avanzo alcune proposte concrete, in aiuto a queste fasce più deboli: una va nelle direzione delle sue aspettative: “Innanzi tutto il Comune, proprio perché è ente pubblico, dovrebbe dare il buon esempio, eliminando ogni forma di precarizzazione del lavoro al proprio interno e nelle varie aziende o fondazioni di cui è parte fondamentale e valorizzando la professionalità dei propri dipendenti, che non sono tutti fannulloni, come dice Brunetta, risparmiando così in consulenze e incarichi professionali esterni”.

Sandro
Cemento e marciapiedi

Perché non c’è alcun pudore: anche all’interno della stessa logica, si può alimentare la corsa al cemento con un minimo di regole e di attenzione all’interesse pubblico, si può essere accondiscendenti a qualsiasi interesse privato.

Andrea Rigliano
Grandi infrastrutture

Il rapporto con le grandi infrastrutture e gli enti amministrativi superiori è importantissimo: ci sono sedi in cui si decide del futuro del nostro territorio e dei nostri servizi. Il Comune di Gallarate non può delegare ad altri le decisioni, ci deve essere.
Di Malpensa non parla più nessuno. Il mio progamma si esprime così: “… che la futura amministrazione comunale di Gallarate eserciti un ruolo significativo in ogni ambito istituzionale in cui si effettuano scelte sull’economia e sul consumo del territorio. In tale veste dovrà rivendicare regole certe per garantire tutti i cittadini che vivono nei Comuni del sedime aeroportuale; che ogni tipo di intervento o progetto di ampliamento (come la terza pista) venga immediatamente annullato in attesa di una V.A.S. preventiva ( e non di una VIA che si fa a progetto approvato) e di un’Indagine Epidemiologica che davvero ci dicanoqual è la situazione ambientale e sanitaria dei territori attorno a Malpensa; che venga approntato al più presto un piano aeroportuale del Nord Italia, che metta in rete e diversifichi le funzioni degli scali”.

Gabriella Zonno
Stranieri e religione

Lo statuto comunale dovrebbe attenersi alla Costituzione, che all’art.8 recita: “Tutte le confessioni religiose sono ugualmente libere davanti alle leggi. Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano”.

Roberto
AMSC

L’AMSC dovrebbe tornare alla sua naturale vocazione sociale, che è quella di fornire dei servizi pubblici ai cittadini secondo criteri di alta qualità e di economicità, abbandonando tutte quelle attività o quegli interventi che non siano gestione tipica di una azienda a partecipazione pubblica, tra cui non c’è solo la sponsorizzazione della Gallaratese, di cui si può discutere, ma la fallimentare gestione della Piscina di Saltrio o il parcheggio sotto il Centro della Gioventù, costato un’enormità e sempre vuoto.

Tiziana Barbieri
Crisi economica

Non ho capito se la sua domanda introduca o meno una distinzione tra cittadini gallaratesi e cittadini italiani. Ad ogni modo, per quanto riguarda i palazzoni orrendi, sostengo un’urbanistica a opzione O, in altri termini non si consumi un metro quadro di suolo in più.
In merito alla crisi, è vero che un comune non ha molti poteri, ma qualcosa può ugualmente fare: può sviluppare un vero e proprio piano programmatico di lavori di pubblica utilità da realizzare mediante l’impiego di giovani in cerca di prima occupazione e di lavoratori in CIG o mobilità, valorizzando così la dignità della persona e fornendo un sostegno economico a integrazione degli ammortizzatori sociali. Può sostenere le famiglie in difficoltà bloccando le tariffe dei servizi sociali pubblici come gli asili nido e le mense. Può sospendere le rate dei mutui per la prima casa nel periodo della cassa integrazione; l’esenzione dal pagamento del trasporto pubblico per i giovani disoccupati o precari.

Alessandro
Piste ciclabili

La rimando ad alcune precedenti risposte. Nello specifico delle piste ciclabili, quelle attuali sono scampoli insignificanti e pure pericolosi (vedi Via Carlo Noe). Va ripensata la viabilità non subordinando alle esigenze onnivore dell’automobile. Il Fare è una scatola vuota che il pubblico ha messo a disposizione del privato che non ha saputo gestirlo: al momento la scelta più immediata dovrebbe essere la messa a disposizione del parcheggio ai pendolari.

Acli
Costituzioni, Maga, casa

Sono d’accordo. Ogni atto amministrativo dovrebbe essere rispettoso dei principi fondamentali della Costituzione.
Non è più tempo di grandi opere di regime, ma ora che ci sono si tratta di gestirle al meglio, con coraggio e inventiva: stralcio dal mio programma “ La realizzazione di due teatri e del MAGA ha visto l’Amministrazione impegnare risorse economiche ben al di sopra delle proprie possibilità, attingendo prevalentemente dagli oneri di urbanizzazione. E’ una contraddizione in termini. Non può esistere educazione al bello, all’arte, alla conoscenza, se la città che abitiamo viene imbruttita dal troppo cemento e deprivata dei luoghi storici che ne formano l’identità per ripianare le spese: perché la cultura riguarda certo le arti, la pittura, il disegno, la scultura, la poesia, la narrativa, la danza, il teatro, la musica, la satira, il cinema, la fotografia, ma è anche un fatto urbano: riguarda la città, i suoi monumenti, i beni architettonici, la sua armonia e bellezza, l’organizzazione dello spazio abitato e naturale.
Allo stato attuale Gallarate non è una città d’arte e non è ricca di attrattive turistiche tali da attirare flussi di visitatori che si spostano per visitare mostre o ad assistere a spettacoli. Perché ciò avvenga occorre concentrare tutti gli sforzi su un maggiore coinvolgimento finanziario dei privati (se non fosse così verrebbe meno la ragione delle fondazioni), su progetti di integrazione artistica e teatrale tra realtà complementari di ampio respiro (ad esempio il Maga con l’Arengario, col Museo Pagani, con la Fondazione Bandera) capaci di attrarre visitatori disposti a fermarsi e a fruire di offerte articolate e adeguatamente pubblicizzate.
In promozione delle mostre d’arte più consolidate nelle piccole città di provincia si muovono agenzie turistiche e dell’ informazioni che promuovono pacchetti di soggiorni mirati che contemplano visite ai musei, spettacoli, tradizioni enogastronomiche. Perché ciò accada a Gallarate occorre pensare in grande, concepire la cultura come linfa del costume quotidiano della città, uscire dalla dimensione provinciale, creare sinergie con esperienze e musei nazionali e stranieri”.
Sul tema casa sarebbe sufficiente che la futura amministrazione facesse tesoro delle proposte che le Acli da tempo avanzano.

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